Cattedrale di Sant’ Agata

Nel centro storico della città vecchia di Gallipoli, troviamo una delle chiese più rappresentative e conosciute della città, la Cattedrale di Sant’Agata.
La prima pietra viene posata il 31 maggio 1629 con la presenza dell’arciprete Michele di Valandia grazie anche al sostegno economico di G. Giacomo Lazzari, uno dei personaggi più illustri di Gallipoli, dal Vescovo De Rueda, e da numerose famiglie come i Venneri, De Marco, Cariddi e dai cittadini come De Magistris, Protopapa, Munittola tra cui anche G. Andrea Coppola il quale si offre di dipingere la tela che riproduce il Martirio di Sant’Agata, come segno di riconoscimento per il diritto di patronato all’altare dedicato all’Assunzione di Maria al cielo.
Notizie attendibili, testimoniano che l’antica Cattedrale di Gallipoli sia stata eretta sopra le rovine di un Tempio Pagano, infatti ne da conferma la presenza di altri templi in altri centri urbani del Salento, successivamente distrutti con l’affermarsi della religione cristiana.
La facciata della cattedrale di Gallipoli, è realizzata prevalentemente in carparo, una pietra molto difficile da lavorare e molto utilizzata soprattutto nella penisola salentina per la realizzazione di chiese, monumenti ed elementi decorativi, presenti inoltre varie statue realizzate in pietra leccese che raffigurano Sant’Agata, San Fausto e San Sebastiano, Santa Marina, Santa Teresa d’ Avila.
L’interno della Cattedrale si dispone con pianta a croce latina suddivisa in tre navate separate da file di colonne in carparo, sono presenti ben 12 altari, alcuni realizzati con strutture piuttosto semplici ed altri con forme elaborate. Si possono ben notare inoltre le tele inserite nei dorsali realizzate da artisti gallipolini del tempo, come Andrea Coppola e Domenico Catalano.
In passato la cattedrale custodiva la reliquia della mammella di Sant’Agata, ora situata presso la chiesa di S. Caterina d’Alessandria a Galatina.
Approfondimenti sulla cattedrale:
Gli interni della cattedrale di Gallipoli
Riconoscimenti: Foto di Alastair Dunning